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Commercio internazionale e COVID-19: inadempimento per causa di forza maggiore

contratto

L’attuale emergenza sanitaria e la paralisi che i provvedimenti governativi, adottati per farvi fronte, hanno determinato può creare problemi alle imprese che abbiano assunto impegni contrattuali con aziende estere che ora sono impossibilitate a rispettare.

Così le aziende, già gravemente penalizzate dal blocco delle attività (produttive e non solo), richierebbero di dover risacire alle proprie controparti cotrattuali i danni da mancato adempimento, pagando ove previsto le penali per il ritardo nell’evasione delle commesse.

Per ovviare a tale rischio, il 25 marzo scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha diramato una nota con cui ha chiarito che è compito delle Camere di Commercio rilasciare, su richiesta delle imprese che intrattengono rapporti commerciali con l’estero, una dichiarazione in lingua inglese attestante lo stato di emergenza epidemiologica attualmente in essere nel nostro Paese e le conseguenti restrizioni adottate dal Governo italiano al fine di contenere la diffusione del Covid-19.

Nei contratti del commercio internazionale, infatti, molto spesso sono presenti clausole che impongono al contraente che si trova nell’impossibilità di adempiere con regolarità alla sua prestazione l’onere di documentare la sussistenza della causa di forza maggiore invocata a sua discolpa.

L’attestazione delle Camere di commercio è dunque fondamentale, in questo momento più che mai, per limitare i danni derivanti da una congiuntura fortemente sfavorevole per le Imprese italiane.

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